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Tiroide: Ipotiroidismo subclinico e rischio cardiovascolare. Relazione tra ormoni tiroide e malattie al cuore

 Di - Wed, 11 Dec 2013 11:22

Ipotiroidismo subclinico e rischio cardiovascolare. Relazione tra ormoni tiroide e malattie al cuore

L’ipotiroidismo subclinico è una condizione clinica caratterizzata da un valore di ormone stimolante la tiroide (TSH) elevato associato a livelli di tiroxina libera (FT4), cioè l’ormone tiroideo attivo, nell'intervallo di normalità. Spesso si tratta di una diagnosi incidentale, cioè scoperta in seguito ad altre ricerche cliniche. La prevalenza della condizione clinica varia da 1 a 10% e dipende dal valore soglia del TSH (non univoco), dal sesso (più comune nelle donne) e dall'età (più comune negli anziani). Si trova nel 16% degli uomini e il 21 % delle donne oltre i 74 anni. Quando la soglia utilizzata è di 4 mIU/l , la condizione è presente nel 10,8 % delle donne sopra i 55 anni e per un valore di TSH maggiore di 6 mIU/l, nel 7,5 % delle donne e nel 2,8 % degli uomini. Il titolo degli anticorpi antiperossidasi risulta elevato nel 50-80 % dei casi e si puo’ rilevare un gozzo due volte più spesso rispetto alla popolazione generale.

L'elevazione TSH isolata è associata a livelli di colesterolo totale e lipoproteine ​​a bassa densità (LDL) mediamente più elevati e l’ipotiroidismo subclinico è 2-3 volte più comune nei soggetti dislipidemici. E’ inoltre associato ad una aumentata prevalenza di aterosclerosi.

Il Rotterdam Study, pubblicato nel 2000, ha valutato 1055 donne di età media di 69 anni (l’11.8 % ha un TSH maggiore di 4 mIU/l): il 21,5 % delle donne nel gruppo con una storia di infarto miocardico avevano un ipotiroidismo subclinico e delle 590 donne con arteriosclerosi aortica, il 13,9% ha avuto ipotiroidismo subclinico (due volte di più rispetto alla popolazione di controllo). Questa associazione è rimasta stabile e veritiera dopo l’aggiustamento dei dati per il peso corporeo, la pressione sanguigna e il rapporto colesterolo totale/lipoproteine ​​ad alta densità (HDL). Inoltre sono descritte alterazioni minori della funzione cardiaca in caso di ipotiroidismo subclinico, normalizzate dopo la terapia sostitutiva. Infine, in donne tra i 20 ed i 40 anni, c'è stata una significativa diminuzione della capacità fibrinolitica , promuovendo uno stato di ipercoagulabilità. L'ipotiroidismo subclinico è associato ad un aumento del rischio relativo di malattia cardiovascolare (RR = 1,533), di mortalità per malattie cardiovascolari ( RR = 1.278) ed infarto miocardico ed è considerato un fattore indipendente di rischio cardiovascolare nelle donne anziane (OR 3.1). Una meta-analisi ha permesso di valutare 14 studi osservazionali che valutano il rischio cardiovascolare in caso di ipotiroidismo subclinico (10.540 pazienti con 1.362 eventi cardiovascolari). E’ stato messo in evidenza un aumento del rischio di malattia coronarica nei pazienti con elevazione isolata del TSH (in particolare sopra i 10 valori mIU/l ) rispetto ai soggetti sani (OR 1,6). L’aggiustamento secondo altri fattori di rischio cardiovascolari convenzionali, come il colesterolo non ha alterato il rischio. Altri autori hanno ugualmente trovato un aumento del rischio relativo di malattia cardiovascolare .

TRATTAMENTO ED EVOLUZIONE DEI PARAMETRI DI RISCHIO VASCOLARE Il trattamento e la normalizzazione del TSH consentono un miglioramento di certi parametri lipidici. Dopo 6 mesi di trattamento, c'è stata una diminuzione dell'8 % dei livelli di colesterolo totale e del 10,2 %  dei livelli di colesterolo LDL rispetto al trattamento con placebo. In questo studio, la riduzione di LDL e colesterolo totale sono più importanti tanto più il valore iniziale di TSH è elevato . Pertanto, per valori di TSH tra 3,6 e 6 mIU/l, si osserva una diminuzione del 8.3% del colesterolo LDL e del 6.7% del colesterolo totale contro un calo del 11,3 % colesterolo totale e del 15,6 % del colesterolo LDL per valori iniziali di TSH superiori a 6 mIU/l. Inoltre, lo spessore medio-intimale delle arterie, del quale si conosce la relazione tra il rischio vascolare e la presenza di un ateroma sistemico e/o coronarico, è significativamente più alto in caso di ipotiroidismo subclinico rispetto ai soggetti sani . Si riduce dopo 6 mesi di trattamento con levotiroxina del 10% o di 0,09 millimetri rispetto al trattamento con placebo e la sua diminuzione è più alta nei soggetti più anziani rispetto ai più giovani (11 % contro 9 %). In questa popolazione , vi è una relazione significativa tra la diminuzione del TSH , colesterolo totale e LDL e spessore medio-intimale . In questi studi , altri parametri di rischio cardiovascolare, come la lipoproteina A e l’omocisteinemia non sono influenzati dalla diminuzione TSH.

TRATTAMENTO E COMPLICANZE CARDIOVASCOLARI Ad oggi , nessuno studio prospettico di lunga durata ha valutato il beneficio in termini di morbilità e mortalità del trattamento ipotiroidismo subclinico cardiovascolare. Tuttavia, alcuni autori hanno valutato il beneficio della levotiroxina sul rischio cardiovascolare associato ipotiroidismo subclinico vs placebo, attraverso lo studio della vasodilatazione dipendente dal flusso sanguigno nell'arteria brachiale. Si tratta di uno studio randomizzato, in doppio cieco, ed in crossover. In questo studio a 100 pazienti con TSH > 4 mIU/l sono stati somministrati per 12 settimane 100 mcg al giorno di levotiroxina e placebo (o viceversa) . Dal trattamento risulta una significativa diminuzione del 5,5 % del colesterolo totale , colesterolo LDL 7,3 % , e del rapporto vita/fianchi ed è associata con una diminuzione del senso di fatica. La levotiroxina migliora la vasodilatazione dipendente dal flusso sanguigno del 1,6 % in relazione all'aumento tiroxina plasmatica libera . Gli autori stimano una riduzione del 10 % della mortalità cardiovascolare a 10 anni calcolando il beneficio che la riduzione del colesterolo LDL può fornire.

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