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Proctologia: Sangue nelle feci e ragade anale. Come escludere tumore colon retto

 Di - Mon, 12 Nov 2012 18:10

La ragade anale è un problema frequente con una prevalenza nella popolazione generale difficilmente valutabile. E' un problema spesso associato ad altre patologie colo-proctologiche, ma non di rado è solitaria. Rappresenta una delle cause più frequenti di dolore anale peri e post-evacuatorio. Ma che cosa è la ragade anale?  La ragade anale è una fissurazione (una ferita) dell'ano non tendente a guarigione spontanea, più o meno profonda, situata generalmente sulla parete posteriore (ad ore 6). I motivi di questa situazione non sono ben chiari e molti autori ancora dibattono sulla genesi e sull'eziologia di questa lesione:

secondo alcuni, un relativo deficit di irrorazione in quella determinata porzione dell'ano (terminazioni dei rami dell'emorroidaria inferore) predisporrebbe alla ragade, che si formerebbe generalmente dopo un trauma (feci dure per qualche giorno, attività sessuale) o un processo infiammatorio di qualunque natura. La naturale tendenza dell'ano ad aprirsi durante l'evacuazione favorendo il passaggio delle feci (materiale di scarto altamente infetto) contribuisce al perdurare della patologia. La ragade può essere definita, dal punto di vista temporale, acuta se la sintomatologia è insorta da meno di 6 mesi, al contrario si può parlare di ragade anale cronica.

In entrambe i casi la sintomatologia è caratterizzata da intenso dolore durante l'evacuazione con feci striate di sangue. Si possono spesso notare, dopo l'evacuazione, delle goccioline di sangue verniciare le pareti del water e senso di incompleta evacuazione con dolore post-evacuatorio (tenesmo). Associati a questi sintomi possono evidenziarsi, nelle ragadi inveterate e di dimensioni maggiori, fuoriuscita di materiale sieroso dall'ano con piccole perdite (il cosiddetto "soiling") e prurito anale durante la giornata.



L'esplorazione rettale, che in alcuni casi può essere molto dolorosa, deve essere condotta con particolare delicatezza. Si metterà in evidenza una lesione (spesso posteriore per i motivi succitati) a fondo sanioso, margini più o meno rilevati e netti, intensamente dolente e dolorabile alla palpazione, senza apparente infiltrazione dei piani sottostanti spesso con un piccolo polipo sentinella, con un tono normale o, più spesso, aumentato (ipertono sfinteriale). Alcuni autori sostengono che l'ipertono sfinteriale sia sempre presente nelle ragadi anali, ma dalla mia esperienza, nonostante la frequente associazione ragade-ipertono, questo concetto non può essere acquisito come verità assoluta.

In genere una visita medica accurata (associata soesso ad una ano-proctoscopia) è sufficiente per diagnosticare una ragade anale, prescrivendo approfondimenti diagnostici, come l'ecografia transanale o una manometria anorettale, nel sospetto di una patologia associata o concomitante.



La terapia della ragade anale acuta è generalmente medica, con tassi di guarigione superiori al 90%: un maggiore apporto di acqua e fibre nella dieta, magari aggiungendo un blando lassativo per ammorbidire le feci senza mai renderle liquide (perchè irritanti), un sapone adatto, ed alcune lozioni per uso topico fanno regredire il quadro acuto in circa due settimane. In caso di ipertono sfinteriale molti pazienti risolvono i propri problemi con l'applicazione di dilatatori anali appropriati o creme ad azione miorilassante.

Al contrario, la terapia medica e/o conservativa per la ragade anale cronica presenta un tasso di successo inferiore al 50%. Il perdurare dei sintomi dopo un ciclo di terapia medica di due settimane, eventualmente ripetuto, magari opportunamente associato ad un ciclo di dilatatori anali qualora sussistesse un'ipertono sfinteriale, deve indirizzare verso l'intervento chirurgico di diatermocogulazione della ragade od asportazione con associata o meno anoplastica. In caso di ipertono sfinteriale può essere proposta una sfinterotomia laterale sinistra di minima.

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